giovedì 8 gennaio 2015

L'amore cambia il modo di guardare



Undici anni fa cominciava una storia che, come tutte le grandi storie, ha un retroterra travagliato.
Mi considero per molti aspetti una co-autrice di questa storia e devo ammettere che all’inizio non credevo molto nel progetto. Una vicenda senza capo né coda, che deludeva e scontentava.
Ora credo che questa storia sia il regalo più meraviglioso che mi abbia lasciato Sara.
La storia si chiama Syria ed oggi compie 11 anni.
Se potessi, metterei in una scatola tutto ciò che desidero per lei.
L’amore per la lettura di mia madre e la sua inarrestabile forza di andare avanti sempre.
La bontà ed il talento in cucina di mio padre, nonno infaticabile.
La capacità di farsi amare e di restare nei cuori che era propria di Sara. E la capacità di andare avanti comunque, quando non riuscirà a farsi amare.
La straordinaria ironia di Marco ed il suo rispettoso attaccamento al lavoro.
Il buon umore e l’aperta disponibilità di nonna Annita.
Nella scatola, di mio non ci metterei quasi nulla, che Syria mi assomiglia anche troppo.
Appena un accenno di fiducia in sé e un pizzico di capacità di tirare fuori il meglio dalle situazioni peggiori, i fiori dal letame.
Tu mettici il tuo sorriso Syria e la vita sarà sempre una bella canzone.

Buon compleanno Syria, la zia ti ama profondamente.

 
 

martedì 25 novembre 2014

Un nodo al dito

In questi giorni mi esercito con la memoria. Ho una paura matta di dimenticare certe cose.
Ma, in realtà, le cose affiorano nella mia mente nei momenti più fumosi, spesso la mattina, mentre guido nella nebbia sulla strada verso l'ufficio.
E' capitato così anche questa mattina. Mi è tornato in mente un dialogo fatto con i miei genitori quando Sara è mancata.
Dovevamo scegliere la foto da mettere sulla piccola lapide dietro a cui sarebbero state messe le ceneri di Sara.
Mamma e papà ne avevano trovata una in cui lei aveva un bel sorrisone e i capelli rosso fuoco lunghi fino alle orecchie. Però erano perplessi. "Dovremmo metterne una più recente", una di quelle in cui Sara aveva il viso gonfio e i capelli non c'erano più. Io ho risposto che no, quella foto andava più che bene perché in fondo Sara è stata più tempo in salute che malata. Una foto più recente non le avrebbe reso giustizia, anche se tante persone l'avevano conosciuta dopo la malattia e non prima.
Questa conversazione è affiorata all'improvviso, come quei dettagli che restano sepolti sotto cumuli di cazzate e saltano fuori quando meno te lo aspetti. 
A volte ho la sensazione che un velo di brutti ricordi ricopra quanto di bello c'è stato nella nostra vita, quanto di bello abbiamo avuto in dono.
Ricordati di essere felice, Annita. Ogni momento è buono per essere felice. Fatti un nodino al dito e ricordatene.

martedì 22 luglio 2014

Una minestra scaldata

Da qualche mese rifletto sulla redazione di un post sul simbolo di fede cristiano cattolico, il “Credo” per intenderci. L’ho studiato talmente tanto in questi due anni da avere gli incubi la notte.
Non sono tanto i risvolti teologici che mi fanno pensare quanto il lungo cammino di formazione e consolidamento che ha avuto: senza andare troppo nei particolari, se escludiamo il Concilio di Nicea II del 787*, ci sono voluti 2 concili per la definizione del “testo” ed altri 4 concili che definissero significati e valore dei termini. Il tutto nell'arco di circa 250 anni.
Come direbbe il mio professore di storia della Chiesa antica, “sull'argomento si sono scritti i proverbiali fiumi di parole”, il testo è stato causa di scomuniche e gli esili si sono sprecati.

Nel corso di questi due anni di studio ed approfondimento, ho attraversato due fasi: la prima, che definisco di “rifiuto”, durante la quale non riuscivo ad accettare quanto umano fosse il simbolo di fede. Mi sembrava che l’iniziativa di Dio fosse eccessivamente pilotata dalla mano dell’uomo. Ciò che studio mi crea dei problemi anche per questo, perché spoglia la mia fede del misticismo di cui era rivestita a causa della mia ignoranza.
La seconda fase è stata nuovamente una fase di rifiuto, ma stavolta di  rifiuto di continuare a galleggiare nella broda del fedele mediocre che sono stata per anni, praticamente da sempre. Così come la crisi continua può rappresentare, se non un aspetto negativo, certamente un motivo di grande fatica per me, certamente la ricchezza è che mi permette di uscire da questo stato di fede catatonica e ripetitiva che mi ha accompagnata sin qui.
Mi sono sentita fortemente in difetto nel ripetere a mo’ di registratore il nucleo della fede cattolica, un simbolo la cui redazione è durata 250 anni.
Quello che era motivo di fatica è divenuto motivo di crescita e forza.

Mi rendo conto che è sempre più difficile per me fare qualcosa pensando al “qui ed ora”, vivo col pensiero dei dieci minuti successivi, del domani, del mese prossimo. Il mio professore di antropologia direbbe che non sono presente a me stessa. Dunque credo che lo studio e la lettura mi aiutino in questo.

Ci sono giorni in cui sento una distanza enorme tra me ed il Signore e so che questa si dilata quando trasformo il mio rapporto con lui in qualcosa di ripetitivo, la classica minestra scaldata che si serve alla tavola delle relazioni stanche. Al Signore devo tutto, ogni cosa, ogni gioia. Il minimo che possa fare è che sia presente a me stessa quando sto con Lui. 

*Il Concilio di Nicea II è convenzionalmente definito il settimo ed ultimo concilio ecumenico (della Chiesa unita, prima dello scisma). Il tema principale del concilio fu la questione iconoclasta. E' definito "cristologico", proprio perché tratta il problema delle icone ma non tratta questioni teologiche legate alla natura di Cristo o delle persone della Trinità. Così, per dire.

venerdì 14 febbraio 2014

Improve Your Love

L’amore mi incuriosisce.
E’ qualcosa di cui credo di non aver capito molto. Ma l’apprendimento è un processo che prevede l’appropriamento di ciò che si è appreso, per cui va anche bene che io non capisca molto di amore perché non voglio esaurire una così stimolante fonte d’interesse.
Una mia cara amica soffre le pene d’amore e ne parliamo spesso. Il dramma è “è ancora amore”? Che poi, è un po’ il dramma di tutti quelli che si amano o si sono amati e pensano a cosa sarebbe accaduto se…
Io le ho risposto che è stupido pretendere da se stessi di amare sempre come il primo giorno, che le cose e le persone e i sentimenti evolvono e la nostra unica speranza è convogliare l’evoluzione verso qualcosa di positivo e non lasciarci divorare dall’abitudine.
Sì, ho risposto questo. In quel momento non ho saputo partorire nulla di meglio. Ma quando si ha il cuore ferito, l’unica cura è la prossimità ed io ce la metto tutta, anche se ho le spine.
Poi in auto pensavo a me. E pensavo alla frase “ti amo come il primo giorno che ti ho incontrato”.
Intanto, mai avuto la (s)fortuna di innamorarmi a prima vista, che come dice mia madre, a me stanno sempre sul culo tutti. E poi ho realizzato cosa provo io.
Marco, io non ti amo come il primo giorno che ti ho visto. Ti amo di più e meglio del primo giorno in cui ti ho visto. Ti amo in un modo che ti è congeniale, che ci è congeniale. Ti amo di un amore che è come un vestito ben tagliato su di te.
E se è vero che l’uomo è una creatura che si auto perfeziona, in amore il perfezionamento è bi-perfezionamento. E’ perfezionamento reciproco, solidale, condiviso e divertente. Tagliato su misura.

Forse l’amore è proprio solo questione di misure.
Forse il regalo migliore che ci si possa fare è quello di prendersi le misure con premura e discrezione. Mettendoci del tuo.
Nessuno vi conosce meglio del sarto che vi fa il vestito.
Concedetevi l’intimità profonda di cucirvi sulla pelle dell’altro.


giovedì 5 dicembre 2013

Bilanciamenti interiori... con "sassolinodatoglieredallascarpa" annesso.

Proprio oggi ho terminato gli esami del primo anno e mi arrogo il sacrosanto diritto di fare un bilancio.
L’avventura non era iniziata con i migliori auspici: un colloquio motivazione che si trasformò in un colloquio demotivazionale.
Son cocciuta, non mollo.
A ottobre, volevo già tirare i remi in barca.
Perché?
L’abuso della parola “ousia”. E di tutto il corollario greco.
Le lezioni erano per me il buio più totale. Tornare a casa con l’impressione di aver perso tre ore, quando non quattro, ripetendomi costantemente “ma chi cacchio te lo fa fare?”.
Son cocciuta, non mollo.
Prima sessione esami. Primo esame.
Dannata me e quando ho pensato di dare Storia della Chiesa Antica.
Uno stillicidio.
23. Regalato? Lo rifiuto.
Son cocciuta, non mollo.
Preparo il secondo esame e le cose non hanno nessuna intenzione di fissarsi nella mente.
Con lo studio del Pentateuco iniziano ad insinuarsi nel cuore i primi dubbi. Ho sempre saputo di credere ad un Dio che gli uomini hanno tentato di spiegare come meglio potevano, nella consapevolezza che il cristianesimo poggia anche su costruzioni umane. Dopo i primi studi striscia in me l’idea che il cristianesimo sia soprattutto una costruzione umana.
Son cocciuta, non mollo.
Studio filosofia in pausa pranzo. Con l’occhio vitreo e la bolla al naso.
Gli autori si somigliano tutti. Tutti, a fasi storiche alterne, cercano la stessa cosa.
Il principio primo. Il motore immobile. L’Uno. Dio.
Loro cercano. Io non riesco a sostenere dal basso di me stessa, che nessuno di loro possa aver torto in una qualche misura. Loro trovano. Io perdo ogni volta qualcosa.
Son cocciuta, non mollo.
In tutto ciò, io e Marco decidiamo anche di sposarci. Miao.
Lezioni. Esami. Lezioni con esami. Matrimonio. Viaggio di nozze. Agosto a lavoro. Esami. Lezioni.
Son cocciuta, non mollo.
4 dicembre: esame. L’ultimo del primo anno.

Arrivata qui posso trarre qualche breve conclusione:
- Non importa che tu abbia diciannove o ventotto anni; che tu stia dando il primo o il diciassettesimo esame; che tu stia conseguendo la prima o la quarta laurea. Sempre, nella vita, troverai chi ti mette sotto esame. E sempre nella vita troverai chi ti fa cagare addosso dall'ansia.
- Studiare e lavorare non è impossibile. Devi solo essere pronto a fare un po’ una vita di merda. Ma si fa.
- Studiare qualche cosa che ti mette profondamente in crisi può non essere piacevole. Ma a volte è l’unica possibilità che hai.
- Se mi fossi fatta intimidire durante quel primo colloquio, sarei una persona peggiore oggi. Certamente non saprei quanto posso essere “bomber” quando mi ci metto.
- Volere è potere. Io ne sono la prova.



Intuculu al Prof. "P."
Con i miei omaggi.



martedì 5 novembre 2013

L'importante e' finire

Tra qualche gg è il mio compleanno e penso a tante cose, penso a tante persone.
Penso alla meritocrazia, che probabilmente e' stata inventata da uno sfigato come me, ai viaggi che ho fatto e a quelli che farò, agli amici quelli cari che hanno avuto il coraggio di fare qualcosa che io non avrò mai il coraggio di fare, partire senza sapere se tornare e dove tornare. Penso che una vita è troppa ed è troppo poca quando è densa. Penso a quest'idea che io stessa ho di me, di una persona forte e fortemente solitaria. 
Penso che Sara non mi ha aiutata a vestirmi al mio matrimonio. E penso che sgrido tanto Syria, come Sara non vorrebbe, perché vorrei che fosse una persona integerrima e meravigliosa come io non so essere.
Penso che mai ho voglia di scrivere e che sempre attaccarmi alla tastiera diventa un fiume veloce di emozioni, una sequenza semplice e naturale di gesti. 
Vorrei restare seduta a parlare di filosofia e tentare di capirne e vedere se le sinapsi concettuali funzionano.
Sperimento l'invidia, quella brutta che rode il fegato, e mi fa schifo.
28 anni e non averci capito niente.


                                 

L'immagine, come a dire, sei da collezione, ti conservano, magari in qualche mille anni ce la puoi fare. Ma anche no.

giovedì 30 maggio 2013

PiPo- Pillole di (scelta) politica. Il Professionista Freganista

Freganista è un termine liberamente ispirato al linguaggio di mia nipote, che lo coniò alcuni anni or sono parlando di sua sorella Morgana .
Menefreghista era quello che voleva dire, credo.

Fondamentalmente, il professionista (o la professionista) freganista è quello che non ti fa la ricevuta.


Dovrebbe essere una roba scontata. Non lo è, anzi. Ci troviamo anche a giustificare un simile comportamento. E' talmente inserito nel tessuto sociale da non essere più riconosciuto come sbagliato.
La ricevuta va fatta e va richiesta, è una scelta politica.

Il Professionista freganista frega anche te.
Digli di smettere.