martedì 25 novembre 2014

Un nodo al dito

In questi giorni mi esercito con la memoria. Ho una paura matta di dimenticare certe cose.
Ma, in realtà, le cose affiorano nella mia mente nei momenti più fumosi, spesso la mattina, mentre guido nella nebbia sulla strada verso l'ufficio.
E' capitato così anche questa mattina. Mi è tornato in mente un dialogo fatto con i miei genitori quando Sara è mancata.
Dovevamo scegliere la foto da mettere sulla piccola lapide dietro a cui sarebbero state messe le ceneri di Sara.
Mamma e papà ne avevano trovata una in cui lei aveva un bel sorrisone e i capelli rosso fuoco lunghi fino alle orecchie. Però erano perplessi. "Dovremmo metterne una più recente", una di quelle in cui Sara aveva il viso gonfio e i capelli non c'erano più. Io ho risposto che no, quella foto andava più che bene perché in fondo Sara è stata più tempo in salute che malata. Una foto più recente non le avrebbe reso giustizia, anche se tante persone l'avevano conosciuta dopo la malattia e non prima.
Questa conversazione è affiorata all'improvviso, come quei dettagli che restano sepolti sotto cumuli di cazzate e saltano fuori quando meno te lo aspetti. 
A volte ho la sensazione che un velo di brutti ricordi ricopra quanto di bello c'è stato nella nostra vita, quanto di bello abbiamo avuto in dono.
Ricordati di essere felice, Annita. Ogni momento è buono per essere felice. Fatti un nodino al dito e ricordatene.

martedì 22 luglio 2014

Una minestra scaldata

Da qualche mese rifletto sulla redazione di un post sul simbolo di fede cristiano cattolico, il “Credo” per intenderci. L’ho studiato talmente tanto in questi due anni da avere gli incubi la notte.
Non sono tanto i risvolti teologici che mi fanno pensare quanto il lungo cammino di formazione e consolidamento che ha avuto: senza andare troppo nei particolari, se escludiamo il Concilio di Nicea II del 787*, ci sono voluti 2 concili per la definizione del “testo” ed altri 4 concili che definissero significati e valore dei termini. Il tutto nell'arco di circa 250 anni.
Come direbbe il mio professore di storia della Chiesa antica, “sull'argomento si sono scritti i proverbiali fiumi di parole”, il testo è stato causa di scomuniche e gli esili si sono sprecati.

Nel corso di questi due anni di studio ed approfondimento, ho attraversato due fasi: la prima, che definisco di “rifiuto”, durante la quale non riuscivo ad accettare quanto umano fosse il simbolo di fede. Mi sembrava che l’iniziativa di Dio fosse eccessivamente pilotata dalla mano dell’uomo. Ciò che studio mi crea dei problemi anche per questo, perché spoglia la mia fede del misticismo di cui era rivestita a causa della mia ignoranza.
La seconda fase è stata nuovamente una fase di rifiuto, ma stavolta di  rifiuto di continuare a galleggiare nella broda del fedele mediocre che sono stata per anni, praticamente da sempre. Così come la crisi continua può rappresentare, se non un aspetto negativo, certamente un motivo di grande fatica per me, certamente la ricchezza è che mi permette di uscire da questo stato di fede catatonica e ripetitiva che mi ha accompagnata sin qui.
Mi sono sentita fortemente in difetto nel ripetere a mo’ di registratore il nucleo della fede cattolica, un simbolo la cui redazione è durata 250 anni.
Quello che era motivo di fatica è divenuto motivo di crescita e forza.

Mi rendo conto che è sempre più difficile per me fare qualcosa pensando al “qui ed ora”, vivo col pensiero dei dieci minuti successivi, del domani, del mese prossimo. Il mio professore di antropologia direbbe che non sono presente a me stessa. Dunque credo che lo studio e la lettura mi aiutino in questo.

Ci sono giorni in cui sento una distanza enorme tra me ed il Signore e so che questa si dilata quando trasformo il mio rapporto con lui in qualcosa di ripetitivo, la classica minestra scaldata che si serve alla tavola delle relazioni stanche. Al Signore devo tutto, ogni cosa, ogni gioia. Il minimo che possa fare è che sia presente a me stessa quando sto con Lui. 

*Il Concilio di Nicea II è convenzionalmente definito il settimo ed ultimo concilio ecumenico (della Chiesa unita, prima dello scisma). Il tema principale del concilio fu la questione iconoclasta. E' definito "cristologico", proprio perché tratta il problema delle icone ma non tratta questioni teologiche legate alla natura di Cristo o delle persone della Trinità. Così, per dire.

venerdì 14 febbraio 2014

Improve Your Love

L’amore mi incuriosisce.
E’ qualcosa di cui credo di non aver capito molto. Ma l’apprendimento è un processo che prevede l’appropriamento di ciò che si è appreso, per cui va anche bene che io non capisca molto di amore perché non voglio esaurire una così stimolante fonte d’interesse.
Una mia cara amica soffre le pene d’amore e ne parliamo spesso. Il dramma è “è ancora amore”? Che poi, è un po’ il dramma di tutti quelli che si amano o si sono amati e pensano a cosa sarebbe accaduto se…
Io le ho risposto che è stupido pretendere da se stessi di amare sempre come il primo giorno, che le cose e le persone e i sentimenti evolvono e la nostra unica speranza è convogliare l’evoluzione verso qualcosa di positivo e non lasciarci divorare dall’abitudine.
Sì, ho risposto questo. In quel momento non ho saputo partorire nulla di meglio. Ma quando si ha il cuore ferito, l’unica cura è la prossimità ed io ce la metto tutta, anche se ho le spine.
Poi in auto pensavo a me. E pensavo alla frase “ti amo come il primo giorno che ti ho incontrato”.
Intanto, mai avuto la (s)fortuna di innamorarmi a prima vista, che come dice mia madre, a me stanno sempre sul culo tutti. E poi ho realizzato cosa provo io.
Marco, io non ti amo come il primo giorno che ti ho visto. Ti amo di più e meglio del primo giorno in cui ti ho visto. Ti amo in un modo che ti è congeniale, che ci è congeniale. Ti amo di un amore che è come un vestito ben tagliato su di te.
E se è vero che l’uomo è una creatura che si auto perfeziona, in amore il perfezionamento è bi-perfezionamento. E’ perfezionamento reciproco, solidale, condiviso e divertente. Tagliato su misura.

Forse l’amore è proprio solo questione di misure.
Forse il regalo migliore che ci si possa fare è quello di prendersi le misure con premura e discrezione. Mettendoci del tuo.
Nessuno vi conosce meglio del sarto che vi fa il vestito.
Concedetevi l’intimità profonda di cucirvi sulla pelle dell’altro.