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martedì 25 novembre 2014

Un nodo al dito

In questi giorni mi esercito con la memoria. Ho una paura matta di dimenticare certe cose.
Ma, in realtà, le cose affiorano nella mia mente nei momenti più fumosi, spesso la mattina, mentre guido nella nebbia sulla strada verso l'ufficio.
E' capitato così anche questa mattina. Mi è tornato in mente un dialogo fatto con i miei genitori quando Sara è mancata.
Dovevamo scegliere la foto da mettere sulla piccola lapide dietro a cui sarebbero state messe le ceneri di Sara.
Mamma e papà ne avevano trovata una in cui lei aveva un bel sorrisone e i capelli rosso fuoco lunghi fino alle orecchie. Però erano perplessi. "Dovremmo metterne una più recente", una di quelle in cui Sara aveva il viso gonfio e i capelli non c'erano più. Io ho risposto che no, quella foto andava più che bene perché in fondo Sara è stata più tempo in salute che malata. Una foto più recente non le avrebbe reso giustizia, anche se tante persone l'avevano conosciuta dopo la malattia e non prima.
Questa conversazione è affiorata all'improvviso, come quei dettagli che restano sepolti sotto cumuli di cazzate e saltano fuori quando meno te lo aspetti. 
A volte ho la sensazione che un velo di brutti ricordi ricopra quanto di bello c'è stato nella nostra vita, quanto di bello abbiamo avuto in dono.
Ricordati di essere felice, Annita. Ogni momento è buono per essere felice. Fatti un nodino al dito e ricordatene.

martedì 5 novembre 2013

L'importante e' finire

Tra qualche gg è il mio compleanno e penso a tante cose, penso a tante persone.
Penso alla meritocrazia, che probabilmente e' stata inventata da uno sfigato come me, ai viaggi che ho fatto e a quelli che farò, agli amici quelli cari che hanno avuto il coraggio di fare qualcosa che io non avrò mai il coraggio di fare, partire senza sapere se tornare e dove tornare. Penso che una vita è troppa ed è troppo poca quando è densa. Penso a quest'idea che io stessa ho di me, di una persona forte e fortemente solitaria. 
Penso che Sara non mi ha aiutata a vestirmi al mio matrimonio. E penso che sgrido tanto Syria, come Sara non vorrebbe, perché vorrei che fosse una persona integerrima e meravigliosa come io non so essere.
Penso che mai ho voglia di scrivere e che sempre attaccarmi alla tastiera diventa un fiume veloce di emozioni, una sequenza semplice e naturale di gesti. 
Vorrei restare seduta a parlare di filosofia e tentare di capirne e vedere se le sinapsi concettuali funzionano.
Sperimento l'invidia, quella brutta che rode il fegato, e mi fa schifo.
28 anni e non averci capito niente.


                                 

L'immagine, come a dire, sei da collezione, ti conservano, magari in qualche mille anni ce la puoi fare. Ma anche no.

mercoledì 10 aprile 2013

Il giorno più brutto della mia vita

Io ce l’ho ben chiaro. Davvero.

Non lo cancelli. Non passerà mai. E ti farà sempre venire il magone. Non lo esorcizzi e, probabilmente, neanche lo racconterai.

Sta lì e ti ricorda quanto fai schifo quando non vedi l’ora che arrivi il fine settimana.
Quanto tu sia meschino quando non chiedi scusa e quando ti permetti di uccidere qualcuno con parole che lo fanno o lo farebbero morire dentro, se solo le sentisse.

Tutti dovrebbero averne uno perché ti ci fa attaccare da bestia alla vita.

venerdì 10 agosto 2012

Il giorno del tuo compleanno

Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Quando eravamo più piccole, spesso in questo giorno ero al mare coi nonni. Poi i campi scout. Le vacanze con gli amici. Le grigliate in giro. L'anno scorso ero in Calabria, in route.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Appena ho potuto permettermelo, ti ho sempre comprato il regalo. Quei regali su cui ci siamo sempre accordate. Ma te lo davo prima o te lo davo dopo perchè il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai. L'anno scorso, c'erano tutti. Papà cucinava per tutti. C'era la mamma, Syria, Morgana e Marcello. Tanti amici. Io no.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Ma tu non mi hai quasi mai detto nulla.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai. Quest'anno ci sono. E ci sei anche tu.

Felice compleanno, Sara.
Ti amo con tutto il cuore. 



mercoledì 28 marzo 2012

11 febbraio 2012

Ho perso Sara il giorno 11 febbraio. Sara è un pezzo del mio cuore. Sangue del mio sague. Madre delle mie nipoti. Sorella, madre, figlia.
Sara si è spenta in un giorno freddo, con la neve ghiacciata ai bordi delle strade.


Sara come seme che muore e solo così produce frutto.
Il frutto che ha prodotto è a dir poco portentoso. Ha avvicinanto tanti a me ed alla mia famiglia. Ha portato tanti a Gesù.

Solo i cuori grandi fanno certi portenti.
Solo una fede grande fa accadere i miracoli.
E forse, sono molto più felice ora, anche se ho gli occhi gonfi e lucidi.

E tu, lassù, non ridere.

lunedì 13 febbraio 2012

Sara

Vorrei leggervi qualcosa che parla di Sara. E’ l’ ”Ultimo messaggio di Baden Powell agli esploratori”. BP diceva di esser come il

Capitan Uncino, che ripeteva il suo ultimo discorso alla ciurma ogni volta che poteva, per paura di non avere più l’occasione di farlo.

Qualcuno, magari, mi accuserà di essere monotematica, ma Scout è quello che sono.

E questa è Sara.

“Io ho trascorso una vita molto felice e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice. Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto. Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri, cercate di lasciare questo mondo un po' migliore di quanto non l'avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire , potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio. << Siate preparati >> così, a vivere felici e a morire felici.”

Sara è senz’altro brava ad osservare la gran parte di queste indicazioni. Diciamo che forse va indirizzata un po per quanto riguarda il non cedere alla proprie voglie ed il contentarsi di quello che si ha. Ma Sara è tutt’altro che tiepida, e per questo sarebbe piaciuta tantissimo a San Giovanni.

Quando ha saputo di essersi aggravata, ho assistito ad uno dei suoi rarissimi momenti di sconforto. “Perché a me, quando ci sono delle carogne in giro che lo meriterebbero di più?”

“Perché il Signore vuole che tu continui ad insegnarci qualcosa”, ho detto io. “E sarebbe?”, ha replicato.“Sarebbe che ci insegni a non perdere di vista le cose importanti”. Ed ha finito di fumarsi la sigaretta in silenzio.

Senza alcuna pretesa, provo ad immaginare l’ultimo discorso di Sara a tutti noi, anche se posso garantirvi che Sara non ha lasciato nulla di inespresso.

“Non te la prendere per ciò per cui non vale la pena. Arrabbiati ed intestardisciti se pensi che sia giusto farlo. Ama, perdona e chiedi scusa. Coltiva le amicizie, le passioni e le relazioni. Utilizza almeno un po del tuo tempo per fare ciò che desideri e non ciò che devi. Stai con la tua famiglia. Quella che il Signore ti ha donato e quella che, invece, ti sei scelto. Non tentare d’imparare a scegliere le amicizie, tanto per quanto ti sforzi non ci riuscirai. Se qualcuno ti tradisce, perdona, solo così potrai lasciarlo veramente andare. E divertiti c**** (e qua metterebbe una bella parolaccia rafforzativa del concetto!).”

Vi leggo ancora alcune riflessioni che ho letto a Sara in ospedale e che lei mi ha detto che ha sentito sue. Sono tratte da “Il libro di Lézard”.

“Il culto che tributerò al mio Dio sarà una preghiera ed un canto di gioia.

Ma la mia preghiera non sarà una successione di parole.

I nostri giorni sono pieni di parole.

La mia preghiera non sarà un susseguirsi di frasi.

I nostri giorni sono pieni di parole.

La mia preghiera sarà tutta la mia vita.

E tutta la mia vita sarà una preghiera di cui ogni parola sarà un atto, uno sforzo verso il meglio.

Non meravigliarti di questo.

Non do il bel nome di preghiera al triste sforzo compiuto di mala grazia e di cattivo umore perché le circostanze ce lo hanno imposto.

Do il bel nome di preghiera allo sforzo alato, liberamente scelto, voluto, compiuto.

Allo sforzo gioioso che conduce verso il secondo sforzo, sino all’infinito.

Il mio culto sarà una preghiera, la mia preghiera sarà tutta la mia vita, la mia vita sarà uno sforzo.[...]

La mia vita è un privilegio e il mondo è divino.”

“Ora va e diffondi la gioia.

Il tuo sguardo sia uno sguardo di gioia.

Il tuo sorriso sia un sorriso di gioia.

La tua parola sia una parola di gioia.

Il tuo agire sia un atto di gioia.

Inonda di gioia coloro che ti circondano; se ne sente tanto bisogno nel mondo...

Non temere di darne troppa; Non temere soprattutto di mancarne.

Obbedisci a quest’ordine ed avrai conquistato la Gioia stessa.”

E come direbbe un mio caro amico: “In alto i cuori”. Sara vuole così.

Per un po ci sembrerà di camminare sulla neve. Avremo paura di scivolare. Ma la cosa bella di camminare con gli altri sulla neve e che si cammina in cordata, l’uno legato all’altro, e tuo compito è anche quello di seguire il passo dell’altro, stare attento a chi ti sta vicino. Facciamo strada insieme e anche se scivoliamo, rialzarsi sarà più semplice.

Il Signore non ci lascia soli. E Sara neanche.

E così sia.