Visualizzazione post con etichetta il cactus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il cactus. Mostra tutti i post

martedì 15 ottobre 2019

Corso (pre)matrimoniale (semi)serio. Pt.3 - Andate e moltiplicatevi. Ma anche no.

Per un po' di tempo ho rimandato la scrittura di questo post: lo so che prima o poi avrei dovuto affrontare "il drago", ma ero bloccata dalla certezza che come scrivi, scrivi, con l'argomento 'genitorialità', finisci sempre per sbagliare. Il rischio principale è quello di ferire qualcuno oppure quello di dire delle banalità imbarazzanti. Sono certa che commetterò entrambi gli errori e me ne scuso in anticipo .
In un percorso di avvicinamento al matrimonio, avrei voluto che qualcuno mi ponesse alcune questioni perché, soprattutto in ambiente cattolico, la genitorialità è data per scontata; ciò che non è scontato, però, è  che si parli di genitorialità consapevole. Con la volontà di essere, se non proprio buona, quanto meno indelicata possibile, elenco 5 domande da porsi sull'argomento prima di decidere di sposarsi:

1) "Vuoi figli?"  Se volete figli va bene; se non volete figli, va bene; ma parlatene e trovate un accordo. Mettere al mondo una progenie, non vi rende persone di serie A; non mettere al mondo una progenie, non vi rende persone di serie B;
2) "Quanto è trattabile la tua posizione?"  Se non siete d'accordo sull'argomento, dedicatevi con parsimonia all'opera di convincimento dell'altro/a. Solo gli stupidi non cambiano mai idea, è vero, ed io stessa ne sono la prova, però ciascuno di noi sa quando la battaglia è ancora aperta e quando, invece, le sorti del conflitto sono segnate. Valutate anche l'ipotesi che l'altra persona non cambi idea sull'argomento;
3) "Che facciamo se...?"  Confrontatevi anche sulle ipotesi peggiori, chiedetevi in tutta onestà cosa pensate che fareste (perché è certo, che non potete sapere esattamente come vi comportereste nella situazione concreta) nel caso in cui i figli desiderati non arrivassero, o i figli indesiderati arrivassero o, ancora, qualora i figli desiderati arrivassero ma non in condizioni di salute ottimali. Non è questione di fare i profeti di sventura ma di prendere in esame tutte le possibilità perché è sul realizzarsi di queste possibilità che si gioca la stabilità della coppia e la salute psicofisica delle persone;
4)  "Come ci organizzeremo quando...?"  Se vi trovate d'accordo sulle tre precedenti domande e decidete di volere figli, fatevi un'idea, seppur vaga, di come intendete organizzare la vita famigliare con l'arrivo dei bambini. Non dimenticatevi, né come singole persone né vicendevolmente, in favore di un totale assorbimento da parte degli eredi;
5) "Come ci comporteremo nel caso in cui...?"  Confrontatevi su come intendete crescere i vostri figli. Se entrambi arrivate da un ambiente educativo comune, discuterne può essere un buon punto di partenza. Questo aspetto diventa, però, quanto più importante tanto più è diverso il contesto da cui provenite, anche se una persona, da questo contesto, si può sempre affrancare. Credo che procedere per tentativi, fare domande anche sciocche e prevedere scenari sia l'unico modo per sviscerare la questione.


mercoledì 23 luglio 2014

Una minestra scaldata

Da qualche mese rifletto sulla redazione di un post sul simbolo di fede cristiano cattolico, il “Credo” per intenderci. L’ho studiato talmente tanto in questi due anni da avere gli incubi la notte.
Non sono tanto i risvolti teologici che mi fanno pensare quanto il lungo cammino di formazione e consolidamento che ha avuto: senza andare troppo nei particolari, se escludiamo il Concilio di Nicea II del 787*, ci sono voluti 2 concili per la definizione del “testo” ed altri 4 concili che definissero significati e valore dei termini. Il tutto nell'arco di circa 250 anni.
Come direbbe il mio professore di storia della Chiesa antica, “sull'argomento si sono scritti i proverbiali fiumi di parole”, il testo è stato causa di scomuniche e gli esili si sono sprecati.

Nel corso di questi due anni di studio ed approfondimento, ho attraversato due fasi: la prima, che definisco di “rifiuto”, durante la quale non riuscivo ad accettare quanto umano fosse il simbolo di fede. Mi sembrava che l’iniziativa di Dio fosse eccessivamente pilotata dalla mano dell’uomo. Ciò che studio mi crea dei problemi anche per questo, perché spoglia la mia fede del misticismo di cui era rivestita a causa della mia ignoranza.
La seconda fase è stata nuovamente una fase di rifiuto, ma stavolta di  rifiuto di continuare a galleggiare nella broda del fedele mediocre che sono stata per anni, praticamente da sempre. Così come la crisi continua può rappresentare, se non un aspetto negativo, certamente un motivo di grande fatica per me, certamente la ricchezza è che mi permette di uscire da questo stato di fede catatonica e ripetitiva che mi ha accompagnata sin qui.
Mi sono sentita fortemente in difetto nel ripetere a mo’ di registratore il nucleo della fede cattolica, un simbolo la cui redazione è durata 250 anni.
Quello che era motivo di fatica è divenuto motivo di crescita e forza.

Mi rendo conto che è sempre più difficile per me fare qualcosa pensando al “qui ed ora”, vivo col pensiero dei dieci minuti successivi, del domani, del mese prossimo. Il mio professore di antropologia direbbe che non sono presente a me stessa. Dunque credo che lo studio e la lettura mi aiutino in questo.

Ci sono giorni in cui sento una distanza enorme tra me ed il Signore e so che questa si dilata quando trasformo il mio rapporto con lui in qualcosa di ripetitivo, la classica minestra scaldata che si serve alla tavola delle relazioni stanche. Al Signore devo tutto, ogni cosa, ogni gioia. Il minimo che possa fare è che sia presente a me stessa quando sto con Lui. 

*Il Concilio di Nicea II è convenzionalmente definito il settimo ed ultimo concilio ecumenico (della Chiesa unita, prima dello scisma). Il tema principale del concilio fu la questione iconoclasta. E' definito "cristologico", proprio perché tratta il problema delle icone ma non tratta questioni teologiche legate alla natura di Cristo o delle persone della Trinità. Così, per dire.

giovedì 5 dicembre 2013

Bilanciamenti interiori... con "sassolinodatoglieredallascarpa" annesso.

Proprio oggi ho terminato gli esami del primo anno e mi arrogo il sacrosanto diritto di fare un bilancio.
L’avventura non era iniziata con i migliori auspici: un colloquio motivazione che si trasformò in un colloquio demotivazionale.
Son cocciuta, non mollo.
A ottobre, volevo già tirare i remi in barca.
Perché?
L’abuso della parola “ousia”. E di tutto il corollario greco.
Le lezioni erano per me il buio più totale. Tornare a casa con l’impressione di aver perso tre ore, quando non quattro, ripetendomi costantemente “ma chi cacchio te lo fa fare?”.
Son cocciuta, non mollo.
Prima sessione esami. Primo esame.
Dannata me e quando ho pensato di dare Storia della Chiesa Antica.
Uno stillicidio.
23. Regalato? Lo rifiuto.
Son cocciuta, non mollo.
Preparo il secondo esame e le cose non hanno nessuna intenzione di fissarsi nella mente.
Con lo studio del Pentateuco iniziano ad insinuarsi nel cuore i primi dubbi. Ho sempre saputo di credere ad un Dio che gli uomini hanno tentato di spiegare come meglio potevano, nella consapevolezza che il cristianesimo poggia anche su costruzioni umane. Dopo i primi studi striscia in me l’idea che il cristianesimo sia soprattutto una costruzione umana.
Son cocciuta, non mollo.
Studio filosofia in pausa pranzo. Con l’occhio vitreo e la bolla al naso.
Gli autori si somigliano tutti. Tutti, a fasi storiche alterne, cercano la stessa cosa.
Il principio primo. Il motore immobile. L’Uno. Dio.
Loro cercano. Io non riesco a sostenere dal basso di me stessa, che nessuno di loro possa aver torto in una qualche misura. Loro trovano. Io perdo ogni volta qualcosa.
Son cocciuta, non mollo.
In tutto ciò, io e Marco decidiamo anche di sposarci. Miao.
Lezioni. Esami. Lezioni con esami. Matrimonio. Viaggio di nozze. Agosto a lavoro. Esami. Lezioni.
Son cocciuta, non mollo.
4 dicembre: esame. L’ultimo del primo anno.

Arrivata qui posso trarre qualche breve conclusione:
- Non importa che tu abbia diciannove o ventotto anni; che tu stia dando il primo o il diciassettesimo esame; che tu stia conseguendo la prima o la quarta laurea. Sempre, nella vita, troverai chi ti mette sotto esame. E sempre nella vita troverai chi ti fa cagare addosso dall'ansia.
- Studiare e lavorare non è impossibile. Devi solo essere pronto a fare un po’ una vita di merda. Ma si fa.
- Studiare qualche cosa che ti mette profondamente in crisi può non essere piacevole. Ma a volte è l’unica possibilità che hai.
- Se mi fossi fatta intimidire durante quel primo colloquio, sarei una persona peggiore oggi. Certamente non saprei quanto posso essere “bomber” quando mi ci metto.
- Volere è potere. Io ne sono la prova.



Intuculu al Prof. "P."
Con i miei omaggi.



venerdì 21 settembre 2012

Il primo giorno di scuola


"Riprendere gli studi è una di quelle idee malsane che ti vengono quando capisci di non aver risposto degnamente alla tua vocazione" 
 La mia lettera di presentazione per l'ammissione all'Istituto Superiore di Scienze Religiose comincia così.
Il Direttore, leggendo questa frase, ha sogghignato beffardo... ed ha iniziato la sua meschina intervista, convinto di essere il più furbo di tutti. Ma questa, è un'altra storia.
La storia che oggi voglio raccontarvi parla di me, che ho perso un mucchio di tempo a correre dietro a scelte più o meno comode.
Lunedì sarà il mio primo (nuovo) giorno di scuola. Ed io ho sempre sofferto della sindrome che questo giorno porta con sè: l'ansia di arrivare tardi, di non sapere dove andare, di non sapere a chi e come rivolgermi, non sapere neanche dove sia il bagno... insomma, l'ansia del primo giorno di scuola. Chiaro no?
La cosa che più di tutte mi ha stupito è vedere come come tante persone siano felici che io abbia intrapreso questo percorso. Lo dico sinceramente, non mi aspettavo tutto questo appoggio. Davvero.
 E come sempre, il Signore mi assisterà e si prenderà cura di me. Questa volta è anche più vicino del solito.

E se qualche pezzo del discorso vi fosse sfuggito, consiglio la lettura congiunta dei seguenti post:
("Tenc Iu", Don Mario Aversano, che in questi giorni scrive di me senza neanche saperlo. Forse)
http://il-cactus.blogspot.it/2012/09/labito-adatto.html
"Ostinarsi a voler indossare un "abito vocazionale" che proprio non ti si addice, rischia solo di farti ridere dietro alla grande festa della vita. "
http://www.iltesoro.org/2012/09/scolpire-lattrito.html
"Convertirsi è PARTECIPARE alla trasformazione"
http://www.iltesoro.org/2012/09/esaltante-entro-in-seminario.html
"E tu che progetti hai per quest'anno?"
http://www.iltesoro.org/2012/09/dove-abitano-i-miei-sogni.html 
"E' dunque nel decidersi che la persona si fa perso­na, che l'individuo diventa soggetto, che il ragaz­zo, il giovane diventa adulto."  
http://www.iltesoro.org/2012/09/cerchi-la-pace-non-ce-fretta.html
"Altro che pace! Cristo ha vissuto pienamente...non pacificamente"