È crudele che io abbia passato così tanto tempo con James e Lily e tu così poco. (Sirius Black) Vi è mai capitato di provare odio, ansia, frustrazione, gioia leggendo un libro?
È crudele che io abbia passato così tanto tempo con James e Lily e tu così poco. (Sirius Black) 
| "Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole." |
Stasera un post breve ed allo stesso tempo un condensato di speranza. "L'uomo che piantava gli alberi" è un racconto dello scrittore francese Jean Giono del 1953. Narra la storia del pastore Elzéard Bouffier e del suo progetto di piantare alberi. Vedovo e taciturno e pianta querce. Solo e con spirito eremitico e pianta betulle. Scoppia la Prima Guerra Mondiale e pianta faggi. Di 100.000 querce piantate si aspetta che solo 10.000 resistano alle incursioni degli animali e della Provvidenza, ma non abbandona il progetto. Trasforma la sua terra in un giardino. Ecco il punto. Creare un fitta foresta di relazioni, stringere i cuori. "Sapere che c'è qualcuno da qualche parte nel mondo dal quale ti senti compreso malgrado le distanze o i pensieri inespressi fa di questa terra un giardino". Leggeteci quello che volete. Questa è la mia liberissima interpretazione. |
Il film vede la luce dopo sei anni di studio, realizzazione e rimaneggiamenti.
Prodotto da Randy Fullmer e diretto da Mark Dindal è certamente un film da guardare con un buon amico stravaccato a fianco a te sul divano, soprattutto se hai lo stesso umore che io questa sera.
Evey: Chi sei?Viene pubblicata nel 1973 sull'album "Goats Head Soup" e raggiunge subito il vertice delle classifiche americane, mentre in Inghilterra si piazza al quinto posto.
E' tra le ballate più belle e struggenti dei Rolling Stones; scegliere tra questa e Wild Horses quale sarebbe stata la canzone che avrei inserito nel mio post è stato davvero difficile. Ho scelto questa perchè Keith Richard, principale compositore di questo pezzo, racconta nel suo libro (http://il-cactus.blogspot.com/2012/01/life.html) come la scrive. Siamo al capitolo otto del libro, tra la seconda metà del 1971 e la prima metà del 1972. Keith continua a studiare la chitarra a cinque corde, nella sua vita arriva il grande amico Gram Parsons e contestualmente diventa dipendente dalle droghe di pessima di qualità, cosa che lui descrive come l'ultimo stadio della dipendenza, prima dell'ultima dose. Lui e Anita, sua prima moglie, decidono di scappare in Svizzera per disintossicarsi attraverso la tecnica "smettere di colpo". Il dottore incaricato della "pulizia" del chitarrista si chiama Dember. Keith defisce il suo metodo inutile e lui un "subdolo sodomita stronzo". Definisce l'astinenza come i "tre giorni più lunghi della tua vita". Per farla breve, mentre è in clinica, Anita aspetta di partorire la loro prima figlia. Un pomeriggio, seduto sul letto, uscito dal trauma della crisi di astinenza, quando le sue dita finalmente rispondono alla sua testa e vanno a posizionarmi sui tasti giusti, scrive "Angie" col solo ausilio di una chitarra. Nel libro racconta: "Attaccai, semplicemente, "Angie, Angie".
Sua figlia in origine non portava questo nome: Anita le fece mettere il nome "Dandelion". "Angela" venne aggiunto perchè la clinica in cui partorì era una ospedale cattolico e le infermerie insisterono affichè alla bambina fosse dato un nome più consono. Appena la bambina crebbe un pò disse "Non chiamatemi mai più Dandy".
Registrato tra il novembre e il dicembre del 1972, ancora oggi Angie è uno dei pezzi più amati dal pubblico e viene suonato live in tutti i concerti a partire dal 1981.
E' un pezzo straordinario. Non c'è bisogno che io aggiunga altro.
http://www.youtube.com/watch?v=JMkFjYRWM4M
"La cosa più buffa era cercare di capire dove avevamo mollato i sassofonisti. Bobby Keys e Jim Price si spostavano di qua e di là in cerca del punto in cui trovare il suono giusto [...] In seguito finimmo per dipingere di giallo il cavo microfonico destinato alla sezione fiati. Se uno voleva parlare con loro seguiva il cavo giallo finché non li beccava".