venerdì 23 novembre 2012

Il principe azzurro

“E io che una volta credevo nel principe azzurro. Coi capelli di polenta e gli occhi a lago. Due. Bolsena e Bracciano. Che mi citofonava al portone posteggiando il cavallo bianco di lato al cassonetto. Son passati trentotto anni e ancora non l'ho trovato. O son cretina o comincio a dubitare che sia una specie protetta. Magari si è estinto da anni”.
Così scriveva la nostra Lucianona nazionale e, a volerla parafrasare, il genere femminile è stato un po’ plagiato dalle favole e ciò ha creato non pochi problemi in quello che io definirei "l'indotto": abiti da sposa principeschi, carrozze, cavalli, gentilezza, zerbinismo, matrimoni con budget a 5 zeri e finanziamenti per coprire tutti i 5 zeri.
Poi è arrivato Shrek, la salvezza del genere maschile, che esce dalla sua palude per insegnarci che il principe azzurro non è poi questo granché ma che, neanche, ti devi accontentare del primo orco che ti capita a tiro.
Speri nel principe, trovi il rospo e ti sposi Shrek :)
Principe azzurro. Chi è costui?
Il principe azzurro è quello che, quando non sai fare qualcosa, t’insegna a farla.
E’ colui che si sforza di parlare con te anche se proprio non ne ha voglia.
Il principe azzurro non fa questioni inutili, non cerca lo scontro.
Il principe azzurro ti tiene per mano per strada.
E’ colui che ti fa i regali senza che ci sia motivo.
Il principe azzurro finisce le frasi che inizi tu.
Il principe azzurro è quello che ti fa piangere dalle risate.
Il principe azzurro è il tuo respiro di sollievo.

Io, il mio principe azzurro, l’ho trovato.
E il 22 giugno 2013 me lo sposo.

giovedì 8 novembre 2012

My brand new day

La carta d'identità afferma, con non poca pedanteria, che compio 27 anni.
Personalmente, ne compio 25 da almeno 3 anni.
Quanti me ne sento addosso, è un altro discorso.

Quanti anni sono passati quest'anno? Io sono invecchiata molto più di quanto mi competerebbe. 
Sono cresciuta? No, sono invecchiata. Vecchia senza i vantaggi della vecchiaia. Niente saggezza, solo acciacchi mentali. 
Questa testa che non funziona più come dovrebbe e mi regala incubi nitidi e frequenti. Questo cuore che cede continuamente alla fragilità. Questa memoria che mi fotte sempre nei momenti meno congrui, facendomi ricordare cose lontane anni luce, che colpiscono come un pugno alla bocca dello stomaco. Questi occhi che fanno scendere lacrime copiose e bastarde quando meno sarebbe opportuno. 
La realtà è che sono vecchia perché mi sono stati tolti troppi anni di vita con le persone che amo. Non lo accetto, non me lo spiego, ma non dispero. La mia vita non è un dramma, non lo sarà mai.
 
Questo è il mio brand new day, il mio giorno nuovo di zecca, e lo dedico quanti costantemente si stringono introno a me, a quanti mi abbracciano di un abbaccio immenso e duraturo. Lo dedico a colui che amo di un amore grande, sincero e profondo.

Io sono in piedi. Lo devo a voi. 
E sono migliore di quanto mi piace ammettere. Minchiona e nerdissima, as usual.

Buon compleanno a me.
Il Signore benedica con ogni benedizione tutti e ciascuno di voi.


mercoledì 7 novembre 2012

--> Forward

Io ho una radio sveglia. Tutte le mattine ha lei l'ingrato compito di strapparmi al sonno. Fondamentalmente la odio. Ma stamattina ha gracchiato per me "L'America conferma Obama", e mi ha strappato un sorriso.
Io voglio bene ad Obama. 

Voglio bene ad Obama perché ama infinitamente sua moglie. La ama davvero, mica "pizza e fichi". Le fa dichiarazioni d'amore pubbliche davanti a milioni di spettatori e telespettatori e ascoltatori. La abbraccia con gli occhi chiusi, si abbandona al suo abbraccio. La fotografa e la posta su Twitter. Chiede a tutti suoi "Follower" di seguire il suo account Twitter. E' un cavaliere mediatico metropolitano.
Voglio bene ad Obama perché ha sposato una donna come Michelle. Una che non sparisce assolutamente dietro la figura del marito. L'America la stima e la ama ed è una che non ha avuto remore ad intraprendere battaglie che altri avevano ignorato o saltato a "piè pari". Ha avuto il coraggio di dire agli americani che sono dei ciccioni e che i loro sfizietti culinari pesano sulla sanità pubblica in misura quasi pari ad una legge finanziaria italiana (esagero volutamente).
Voglio bene ad Obama perché annuncia in diretta nazionale alle proprie figlie che stanno diventando donne bellissime e che  "un cane è sufficiente, mi spiace ragazze".
Voglio bene ad Obama perché chiede l'aiuto e la collaborazione dei suoi avversari " per tagliare il deficit, fissare il sistema delle tasse, votare una comprensiva riforma delle tasse”. E voglio anche un po' bene a Romney, perché prega affinché Obama sia all'altezza del suo conto (ndr. gli americani sono proprio un'altra razza: Romney ha chiamato Obama e si è congratulato. Non ha affermato di aver preso più voti dell'ultima elezione, che l'astensione è comunque molto alta, che è necessario ricontare i voti. No, si è congratulato. Educato, zitto e pippa!).
Voglio bene ad Obama perché prima di rivolgersi alla folla del McCormick center di Chicago, ha mandato una mail a tutti i suoi sostenitori (anche a me!), per ringraziarli e dir loro che dedicherà il suo mandato a rendere omaggio al loro sostegno.
Voglio bene ad Obama perché è una persona positiva. Parafrasa Ligabue e annuncia "America, il meglio deve ancora venire". E dice ancora che "l’economia migliora. Il decennio di guerra è finito. Il futuro ci torna a sorridere". "Siamo assolutamente più grandi della somma delle nostre singole ambizioni". 
Ma che figo è Obama? 

Tu perché vuoi bene ad Obama?

giovedì 27 settembre 2012

Tutto è vanità

"12 Io, Qoèlet, sono stato re d'Israele in Gerusalemme. 13 Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. È questa una occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino. 14 Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento."

Il Qoèlet ti gira le budella. Perchè va a pizzicare proprio il nervo più scoperto. Il tuo nervo più scoperto.
Senza fanatismi, senza conferire proprietà "magiche" alla Scrittura  (concetto mutuato dalla prima lezione di Introduzione all'A.T. - Pentateuco), leggiamo un pò di più l'Ecclesiaste.

venerdì 21 settembre 2012

Il primo giorno di scuola


"Riprendere gli studi è una di quelle idee malsane che ti vengono quando capisci di non aver risposto degnamente alla tua vocazione" 
 La mia lettera di presentazione per l'ammissione all'Istituto Superiore di Scienze Religiose comincia così.
Il Direttore, leggendo questa frase, ha sogghignato beffardo... ed ha iniziato la sua meschina intervista, convinto di essere il più furbo di tutti. Ma questa, è un'altra storia.
La storia che oggi voglio raccontarvi parla di me, che ho perso un mucchio di tempo a correre dietro a scelte più o meno comode.
Lunedì sarà il mio primo (nuovo) giorno di scuola. Ed io ho sempre sofferto della sindrome che questo giorno porta con sè: l'ansia di arrivare tardi, di non sapere dove andare, di non sapere a chi e come rivolgermi, non sapere neanche dove sia il bagno... insomma, l'ansia del primo giorno di scuola. Chiaro no?
La cosa che più di tutte mi ha stupito è vedere come come tante persone siano felici che io abbia intrapreso questo percorso. Lo dico sinceramente, non mi aspettavo tutto questo appoggio. Davvero.
 E come sempre, il Signore mi assisterà e si prenderà cura di me. Questa volta è anche più vicino del solito.

E se qualche pezzo del discorso vi fosse sfuggito, consiglio la lettura congiunta dei seguenti post:
("Tenc Iu", Don Mario Aversano, che in questi giorni scrive di me senza neanche saperlo. Forse)
http://il-cactus.blogspot.it/2012/09/labito-adatto.html
"Ostinarsi a voler indossare un "abito vocazionale" che proprio non ti si addice, rischia solo di farti ridere dietro alla grande festa della vita. "
http://www.iltesoro.org/2012/09/scolpire-lattrito.html
"Convertirsi è PARTECIPARE alla trasformazione"
http://www.iltesoro.org/2012/09/esaltante-entro-in-seminario.html
"E tu che progetti hai per quest'anno?"
http://www.iltesoro.org/2012/09/dove-abitano-i-miei-sogni.html 
"E' dunque nel decidersi che la persona si fa perso­na, che l'individuo diventa soggetto, che il ragaz­zo, il giovane diventa adulto."  
http://www.iltesoro.org/2012/09/cerchi-la-pace-non-ce-fretta.html
"Altro che pace! Cristo ha vissuto pienamente...non pacificamente" 

mercoledì 12 settembre 2012

L'abito adatto

Il mio è un corpo che gli esperti cattivelli definiscono a pera. Significa che, tendenzialmente, sono piccoletta nella parte alta e bella abbondante in quella bassa. Le donne mediterranee, tranne rarissime e fortunate eccezioni, sono più o meno tutte delle Williams (non Serena o Venus, delle pere Williams).
Uno lo accetta e cerca di giocare la mano migliore che può con le carte che possiede (tipo la carta "culone"). E ti fai aiutare dalla tecnologia cercando oggetti, abiti, scarpe e accessori che sfruttino i punti deboli a tuo favore. Io, per esempio, sono un'appassionata degli abiti stile "impero", quelli stretti sotto al seno, che ti aiutano mettendo in risalto il decolletè e nascondono i fianchi grossi.
Appassionata di arte, moda e stile praticamente da sempre, amante delle cose belle e costose, ho sviluppato negli anni un certo senso del bello. La mia preferenza viene distribuita su una gran varietà di cose.
Ma, ormai, ho capito che ci sono cose che per quanto belle, meravigliose ed irresistibili siano, io proprio non me le posso permettere. Ed il limite economico è solo uno dei vincoli. Il mio fisico fa il resto. Se provo a mettere un tubino, o indosso un peplum dress (per chi non sapesse neanche di cosa parlo, consiglio di visitare la mia bacheca Pinterest per delucidazioni), l'effetto che ne ricavo è lo stesso che sortisce una quantità di salamella eccessiva per il budello in cui deve entrare. D'altra parte, una ragazza bellina e secca secca, se mette un abito impero otterrà un mucchio di congratulazioni per il nascituro... anche se il nascituro non c'è.
Conosci un po il tuo corpo e, fondamentalmente, inizi a farti furbo.

Vivere e scegliere cosa fare della propria vita è la stessa cosa. Ostinarsi a voler indossare un "abito vocazionale" che proprio non ti si addice, rischia solo di farti ridere dietro alla grande festa della vita. 
I questi giorni penso molto a questo argomento. Penso all'eventualità di aver indossato per anni un abito che mi fa il culo grosso (sempre vocazionalmente parlando) e di essermi privata di un abito che, invece, mi piace tantissimo e mi sarebbe stato benissimo ma che non ho comprato perché costoso in termini di sacrificio.
Tranquillizzo tutti i miei numerossisimi (!!!) ammiratori: non sto pensando alla vita monastica. Penso alla vocazione come quella direzione che il cuore vuole seguire, alla spinta che vuole assecondare. 

Corro ai ripari e penso agli acquisti futuri.

venerdì 10 agosto 2012

Il giorno del tuo compleanno

Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Quando eravamo più piccole, spesso in questo giorno ero al mare coi nonni. Poi i campi scout. Le vacanze con gli amici. Le grigliate in giro. L'anno scorso ero in Calabria, in route.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Appena ho potuto permettermelo, ti ho sempre comprato il regalo. Quei regali su cui ci siamo sempre accordate. Ma te lo davo prima o te lo davo dopo perchè il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai. L'anno scorso, c'erano tutti. Papà cucinava per tutti. C'era la mamma, Syria, Morgana e Marcello. Tanti amici. Io no.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai.
Ma tu non mi hai quasi mai detto nulla.
Il giorno del tuo compleanno io non c'ero quasi mai. Quest'anno ci sono. E ci sei anche tu.

Felice compleanno, Sara.
Ti amo con tutto il cuore. 



giovedì 12 luglio 2012

Il sabato del villano

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole...

Si, perchè è quasi l'ora dell'aperitivo nella canicola della città. La donzelletta inizia così il suo fine settimana, che tra l'altro è un termine quanto meno desueto, dal momento che ora si chiama "week end". Anche "desueto" è desueto. Sono linguisticamente vecchia.
Il week end della nostra donzelletta, dunque, si srotolerà tra una serie di appuntamenti alcolici e alzatacce "mattinali" sino a domenica a pranzo quando, a tavola con mamma, papà, nonni, zii, cugini, fratelli, Paperino, Topolino e Batman (che si sono liberati del pranzo da nonna Papera all'ultimo momento), la cara donzelletta realizzerà che il suo week end volge inesorabilmente al termine. Nulla è cambiato. Nulla è stato fatto.
La donzelletta avrà come unico obiettivo sopravvivere alla settimana per giungere a tentoni al prossimo fine settimana.

Questo era un test. Quanto di quello che ho scritto parla di noi stessi?

A questo pensavo oggi. A quanto mi abrutisca e mi renda misera l'attendere spasmodicamente il fine settimana.
Lo facciamo tutti, davvero tutti. E non possiamo farne a meno.

Volendo invertire un pò la tendenza, vi anticipo che il mio obiettivo per questo fine settimana sarà quello di trovare qualcosa di bello o qualcosa di molto bello per la settimana che mi aspetta dietro l'angolo.
Il mio obiettivo per il fine settimana sarà quello di trovare, ogni singolo giorno, il modo di santificare il sacro tempo che mi è stato donato.
Una forma di rispetto vs Chi me l'ha dato, Chi l'ha investito in me.
Una forma di rispetto vs me stessa, perchè possa capitalizzare questo bene insostituibile.
E una forma di rispetto vs chi di tempo non ha più.


lunedì 2 luglio 2012

Cose straordinarie. Persone straordinarie.

Sara ha il nome della mia Sara. E non a caso. Perchè Sara, come Sara, è una persona straordinaria.
Sara è la moglie di Davide. Davide è una persona straordinaria. di quelle che non puoi fare a meno di amare. Non uno che "o lo ami o lo odi". Con Davide non hai scelta. Davide ti guarda, ti sorride ed è un pò come se ti dicesse "Seguimi". E tu ci vai perchè Davide ti fa le domande giuste, ti dice le cose giuste, ti dice le cose che non vuoi sentirti dire, ti sprona ad essere coraggioso.
Il Signore, straordinario anch'Egli, ha detto a Davide "Seguimi", e la sua è una richiesta a cui non puoi dire di no. "Lasciami il tempo di salutare, lasciami il tempo di seppellire...", lasciami il tempo, sono espressioni che fanno parte di un disegno troppo umano e troppo limitato. Noi avremmo chiesto "Signore, lasciaci Davide".

"Maestro, ti seguirò ovunque Tu vada". Davide l'ha fatto. Davide ha risposto.

Non più tardi di sabato sera, ho chiesto ad un amico sacerdote cosa fosse la comunione dei Santi. Mi è stato risposto che la comunione dei Santi è quella cosa straordinaria per cui si ha la certezza che qualcuno ci precede nel Regno dei Cieli. L'Eucarestia è il momento in cui cielo e terra si toccano.
E Davide ci credeva nel Regno dei Cieli. E Davide credeva anche nella costruzione del Regno di Dio, il Regno di Pace e buona Volontà tra gli uomini. Davide operava con gioia alla costruzione di questo straordinario disegno.
E noi tutti che ti amiamo profondamente, continueremo la tua impresa, la tua straordinaria opera. 
Senza Davide sarà tutto straordinariamente più difficile. Ma sarà ugualmente straordinario.
A me stessa dico "Coloro che si adirano combattono il male, ma coloro che sanno essere dolci lo vincono". Stavolta è dura.

Buona Strada amico mio.

mercoledì 28 marzo 2012

11 febbraio 2012

Ho perso Sara il giorno 11 febbraio. Sara è un pezzo del mio cuore. Sangue del mio sague. Madre delle mie nipoti. Sorella, madre, figlia.
Sara si è spenta in un giorno freddo, con la neve ghiacciata ai bordi delle strade.


Sara come seme che muore e solo così produce frutto.
Il frutto che ha prodotto è a dir poco portentoso. Ha avvicinanto tanti a me ed alla mia famiglia. Ha portato tanti a Gesù.

Solo i cuori grandi fanno certi portenti.
Solo una fede grande fa accadere i miracoli.
E forse, sono molto più felice ora, anche se ho gli occhi gonfi e lucidi.

E tu, lassù, non ridere.

lunedì 13 febbraio 2012

Sara

Vorrei leggervi qualcosa che parla di Sara. E’ l’ ”Ultimo messaggio di Baden Powell agli esploratori”. BP diceva di esser come il

Capitan Uncino, che ripeteva il suo ultimo discorso alla ciurma ogni volta che poteva, per paura di non avere più l’occasione di farlo.

Qualcuno, magari, mi accuserà di essere monotematica, ma Scout è quello che sono.

E questa è Sara.

“Io ho trascorso una vita molto felice e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice. Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto. Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri, cercate di lasciare questo mondo un po' migliore di quanto non l'avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire , potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio. << Siate preparati >> così, a vivere felici e a morire felici.”

Sara è senz’altro brava ad osservare la gran parte di queste indicazioni. Diciamo che forse va indirizzata un po per quanto riguarda il non cedere alla proprie voglie ed il contentarsi di quello che si ha. Ma Sara è tutt’altro che tiepida, e per questo sarebbe piaciuta tantissimo a San Giovanni.

Quando ha saputo di essersi aggravata, ho assistito ad uno dei suoi rarissimi momenti di sconforto. “Perché a me, quando ci sono delle carogne in giro che lo meriterebbero di più?”

“Perché il Signore vuole che tu continui ad insegnarci qualcosa”, ho detto io. “E sarebbe?”, ha replicato.“Sarebbe che ci insegni a non perdere di vista le cose importanti”. Ed ha finito di fumarsi la sigaretta in silenzio.

Senza alcuna pretesa, provo ad immaginare l’ultimo discorso di Sara a tutti noi, anche se posso garantirvi che Sara non ha lasciato nulla di inespresso.

“Non te la prendere per ciò per cui non vale la pena. Arrabbiati ed intestardisciti se pensi che sia giusto farlo. Ama, perdona e chiedi scusa. Coltiva le amicizie, le passioni e le relazioni. Utilizza almeno un po del tuo tempo per fare ciò che desideri e non ciò che devi. Stai con la tua famiglia. Quella che il Signore ti ha donato e quella che, invece, ti sei scelto. Non tentare d’imparare a scegliere le amicizie, tanto per quanto ti sforzi non ci riuscirai. Se qualcuno ti tradisce, perdona, solo così potrai lasciarlo veramente andare. E divertiti c**** (e qua metterebbe una bella parolaccia rafforzativa del concetto!).”

Vi leggo ancora alcune riflessioni che ho letto a Sara in ospedale e che lei mi ha detto che ha sentito sue. Sono tratte da “Il libro di Lézard”.

“Il culto che tributerò al mio Dio sarà una preghiera ed un canto di gioia.

Ma la mia preghiera non sarà una successione di parole.

I nostri giorni sono pieni di parole.

La mia preghiera non sarà un susseguirsi di frasi.

I nostri giorni sono pieni di parole.

La mia preghiera sarà tutta la mia vita.

E tutta la mia vita sarà una preghiera di cui ogni parola sarà un atto, uno sforzo verso il meglio.

Non meravigliarti di questo.

Non do il bel nome di preghiera al triste sforzo compiuto di mala grazia e di cattivo umore perché le circostanze ce lo hanno imposto.

Do il bel nome di preghiera allo sforzo alato, liberamente scelto, voluto, compiuto.

Allo sforzo gioioso che conduce verso il secondo sforzo, sino all’infinito.

Il mio culto sarà una preghiera, la mia preghiera sarà tutta la mia vita, la mia vita sarà uno sforzo.[...]

La mia vita è un privilegio e il mondo è divino.”

“Ora va e diffondi la gioia.

Il tuo sguardo sia uno sguardo di gioia.

Il tuo sorriso sia un sorriso di gioia.

La tua parola sia una parola di gioia.

Il tuo agire sia un atto di gioia.

Inonda di gioia coloro che ti circondano; se ne sente tanto bisogno nel mondo...

Non temere di darne troppa; Non temere soprattutto di mancarne.

Obbedisci a quest’ordine ed avrai conquistato la Gioia stessa.”

E come direbbe un mio caro amico: “In alto i cuori”. Sara vuole così.

Per un po ci sembrerà di camminare sulla neve. Avremo paura di scivolare. Ma la cosa bella di camminare con gli altri sulla neve e che si cammina in cordata, l’uno legato all’altro, e tuo compito è anche quello di seguire il passo dell’altro, stare attento a chi ti sta vicino. Facciamo strada insieme e anche se scivoliamo, rialzarsi sarà più semplice.

Il Signore non ci lascia soli. E Sara neanche.

E così sia.

mercoledì 1 febbraio 2012

La prosivendola

"Lei Malaussène ha un vizio raro: compatisce".

Affronto un capitolo molto bello della mia vita di lettrice parlando di Daniel Pennac, uno degli autori più geniali che il XX secolo ci abbia regalato.

Daniel Pennac, al secolo Daniel Pennacchioni, inizia a scrivere la serie di romanzi su Benjamin Malaussène per scommessa, creando quello che definisco il mio personaggio letterario preferito.

Il buon Benjamin fa di professione il capro espiatorio ed oltre ad avere il vizio raro della compassione (come dice la Prosivendola, colei che paga profumatamente i suoi servigi), ha la rara capacità di trovarsi SEMPRE nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo. Ha una famiglia multietnica e di dimensioni non comuni, una mamma eternamente innamorata e sempre assente. Torna a casa solo quando è nuovamente incinta e, sfornato il pargolo, sparisce dalla circolazione. Ha un nugolo di fratellastri e sorellastre. Attira a sé tizi di ogni sorta ed anche un mucchio di guai. Ha una fidanzata giornalista bella e coraggiosa. Gli elementi per costruire una storia veramente strepitosa ci sono tutti. Se si aggiunge poi che Benjamin e tutta la ciurma usano essere sarcastici e caustici quasi quanto me ("Gli stronzi rinsaviscono giusto il tempo che dura la paura"), allora si percepisce l'amore che posso provare per questa famiglia veramente un po sfigata.

Il "ciclo Malaussène" si compone di sei libri scritti tra il 1985 ed il 1997. "La prosivendola" è il terzo episodio di questo ciclo. Le storie si susseguono ma al tempo stesso ciascun libro rappresenta un capolavoro a sé.

Ho una grande passione per i libri ed ho sempre immaginato che se avessi mai aperto una libreria l'avrei chiamata così, "La prosivendola".

Il libro inizia con uno matrimonio (Evviva, Evviva!"): si sposa Clara, la sorella preferita di Benjamin. Il marito è il direttore di un carcere in cui vengono esaltate le doti artistiche dei condannati. Inutile dire che Clarence di Sant'Inverno (promesso sposo di Clara), muore (beh, sì, c'è un omicidio in quasi ogni episodio e Benjamin viene quasi sempre accusato di esserne il colpevole). Clara confessa a suo fratello di essere incinta e Benjamin, desideroso di dare al suo nipotino tutto quello che desidera, fa scelte poco felici per le quali Julie, la sua fidanzata, decide persino di lasciarlo.

La trama è intricatissima e vale la pena di non svelarvi nulla... Vi dico solo che Clara partorisce un bellissimo bambino a cui viene dato il nome di E' un Angelo. Sì, è proprio questo il suo nome: E' un Angelo. La famiglia Malaussène ha un talento nel dare i nomi ai propri figli: ne "La fata carabina", troverete la nascita della piccola Verdun, chiamata così perché ogni volta che si sveglia scatena un frastuono pari solo a quello dell'omonima battaglia. In "La Passione secondo Therese", nasce Maracuja. Eccetera eccetera...

Lo stile di Pennac è inconfondibile, irriverente e sciolto. E' uno scrittore elegante. Ed è elegante perché fa sembrare facile scrivere un libro e per me l'eleganza consiste proprio nella capacità di far sembrare molto semplice fare qualcosa di molto molto difficile. Terminato il ciclo con "La Passione secondo Therese", potete attaccare gli altri libri di Daniel. Io consiglio caldamente, tra gli altri, "La lunga notte del Dottor Galvan", un librino piccolo piccolo ma troppo divertente, "Come un romanzo", un saggio sulla lettura, "Signori Bambini", una storia per nulla banale in cui per punizione i bambini diventano adulti e gli adulti diventano bambini e "Ecco la storia", racconto strampalato, strepitoso e surreale. Non ho mai letto, invece, i libri del ciclo di Kamo.

Vi lascio con una citazione tratta da "La prosivendola", che vuole essere un invito anche ai miei lettori

"Pietà per gli scrittori... non tendete loro specchi... non trasformateli in immagini... non date loro un nome... tutto ciò li farà impazzire".

"Non tendete loro specchi" ma mostratevi a loro. Mostratevi a me e iniziate a dirmi che ne pensate di tutto questo mio lavoro.


lunedì 30 gennaio 2012

Nuvole Rapide

Piogge sul cuore, sezioni di un attimo,
Flusso, derive, parole: Tutto si perderà.


Primo singolo tratto dal bistrattato album "Amorematico", questo pezzo è veramente il cuore della groova torinese!Sostanzialmente, questo album è stato abbastanza massacrato dalla critica. Per citare i Subsonica in un loro recente brano "non va bene di qua, e non va bene di là, non si capiscono le parole, quando fai così sei troppo commerciale, quando fai cosà non si capisce un cazzo... eh oh e mi sembri mia madre!" (Benzina Ogoshi - Eden 2011 - http://www.youtube.com/watch?v=qT_QKglIrWI)


Cominciamo dicendo che tutto l'album è un po particolare ed in realtà molti testi non si afferrano, per così dire, al primo ascolto. Beh, neanche al secondo. Ma comunque a mio modesto parere, l'album spacca."Amorematico" è il terzo album della formazione torinese (che io AMO alla FOLLIA!) ed esce nel 2002. Nuvole rapide", come già detto, è il primo singolo e di strepitoso, oltre al sound straordinariamente trascinante, ha il videoclip che accompagna il singolo. Girato da Luca Merli e citato in un video dei Delta V ("Un colpo in un istante"), vede un anziano signore correre apparentemente senza meta né motivo in giro per la campagna padana. L'effetto visivo "bruciato" è davvero notevole. Piacevolissimo.Stavolta non racconto aneddoti o storie strane. Volevo solo restituire quanto dovuto ad un album pazzesco.



Godetevelo e come direbbe Max "che la grova sia con voi!"



http://www.youtube.com/watch?v=bZelH5yNuYI

martedì 24 gennaio 2012

Another one bites the dust

Are you ready,

Are you ready for this
Are you hanging on the edge of your seat

Out of the doorway the bullets rip

To the sound of the beat


Confesso di essere vagamente infervorata e mi servo di Loro per spiegarvi il motivo.

Intanto introduco questo brano pazzesco "Another one bites the dust" (un altro morde la polvere) - The Queen - 1980.

Il brano fu composto dal bassista John Deacon ed inserito nell'album "The Game" del 1980. Rappresenta l'unico pezzo di successo dell'intero LP, segno che anche i grandissimi come i Queen possono toppare. Raggiunse il primo posto negli Stati Uniti (Billboard Hot 100), la settima posizione nel Regno Unito (UK Single Chart) ed entrò nella top ten dei pezzi più venduti in Italia. Non solo, "Another one bites the Dust" è il singolo più venduto di sempre dei Queen, con oltre 7 milioni di copie nel mondo (in questo, ruba il record a Bohemian Rhapsody del 1975).

Al suo interno troviamo molte influenze funky e della disco music, ma il vero elemento forte del pezzo, oltre alla sempre strepitosa voce di Freddy, è il riff "ossessivo" di basso ormai celebre in tutto il mondo. Spettacolo.

Il fatto che sia un pezzo fortunato all'interno di un album un po sfigato, mi ha fatto prediligere questa canzone su tante altre (la stessa "Bohemian Rhapsody" meriterebbe una dissertazione di dodici pagine, così come "Breakthru" piuttosto che "Under Pressure", cantata in duetto con il grandissimo David Bowie). Mi piace l'idea della "seconda possibilità" data a questi artisti anche se, ad onor di cronaca, i Queen cavalcavano la cresta dell'onda già da un po quando fecero uscire The Game, e se hai già raggiunto il successo è difficile che il tuo pubblico ti scarichi per un album "un po meno per la quale".

Inoltre, come anticipato poc'anzi, mi servo di "Another one bites the dust" per esprimere un po della frustrazione che provo in questi giorni nel sentire radio e telegiornali e nel leggere i principali quotidiani italiani.

P.to 1) Italiani, anzi tutto: abbiamo rotto le palle. Tutti, dal libero cittadino a chi fa parte di un'associazione di categoria. Sempre in preda ad una qualche sorta di psicosi scatenata dai media, avete svuotato pompe di benzina e supermercati per la fobia di rimanere senza fonzies quando una volta, nella dispensa, l'italiano medio non teneva più di due pacchi di pasta di scorta e viveva benissimo lo stesso. Cosa succede per due giorni se non mangiate formaggio o bevete latte? Vi si abbassa troppo la colesterolemia? E se non avete le patate surgelate nel freezer che accade? Che magari, per una volta, riuscite a far mangiare un po di verdura alternativa ai vostri figli con la minaccia che "tanto non c'è nient'altro da mangiare", e sarebbe vero?

Non intendo sotto valutare le reali difficoltà di ospedali e servizi pubblici in genere che stentano a poter offrire il servizio per cui sono creati. Né voglio sminuire la protesta. Semplicemente voglio esortare le persone ad usare il cervello e a smettere di credere ad ogni singola minchiata che viene pronunciata da un qualunque giornalista. Le possibilità di informazione libera e alterantiva, ci sono. Smettiamola di stare appesi alle gonne di questi mentecatti. E anche bloccare la gente in autostrada mentre va a lavorare, è una buona idea ma fino ad un certo punto. Perché voi spendete 1.700€ per fare benzina ai vs mezzi ma se un dipendente arriva in ufficio in ritardo di tre ore o se un idraulico non riesce a raggiungere un cliente per una chiamata, quei soldi gli vengono detratti dalla stipendio sottoforma di ferie o di denaro sonante. Cos'è questo? Una sorta di ripartizione tutta vs dell'ingiustizia?

E chi non paga le tasse? Vabbè, lasciamo perdere.

P.to 2) Giornalisti, avete rotto le palle! La psicosi, mortacci vostra, l'avete creata voi! E' vostra la colpa della crisi? No. Ma è vostra la colpa della perdita di fiducia. Esercitatevi nel "divulgare ottimismo". Come diceva il buon Baden Powell "un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio-". Anche qui non intendo offendere la categoria (anche se potenzialmente non sto dicendo niente d'infamente, per la verità) nè dire che le notizie vanno date con ironia, perché poi il rischio è di cadere nel ridicolo. Dico solo che le notizie vanno date senza frizzi, lazzi o fronzoli. attenetevi ai fatti e basta.

P.to 3) Classe politica, voi non avete rotto le palle, voi avete proprio rotto i coglioni! Dovete andare fuori dalla scatole. Ci avete affamati con i vostri vizietti e privilegi. Su di voi non spreco una parola di più. E Governo Monti, se stavolta fate un altro passo indietro, siete dei pagliacci.

Cosa ci entra con "Another one bites the dust"? Ci entra perché in Italia (nel mondo), a forza di voler far mangiare la polvere a qualcun altro, siamo finiti tutti a galleggiare nello sterco.

lunedì 23 gennaio 2012

Brutta notizia

Non tagliatevi le vene, ma domani vi lascio senza post. Ci leggiamo mercoledì con qualcosa dei Queen.
Che le spine siano con voi!

domenica 22 gennaio 2012

Harry Potter - Il Prigioniero di Azkaban

È crudele che io abbia passato così tanto tempo con James e Lily e tu così poco. (Sirius Black)



Vi è mai capitato di provare odio, ansia, frustrazione, gioia leggendo un libro?

Parlo di un coinvolgimento così profondamente emotivo da farti desiderare ardentemente di entrare nel libro, di essere parte della storia. Non semplici sentimenti legati a ciò che viene letto. Parlo di sentimenti di una grande intensità.

Questo è quello che è stata in grado di creare J. K. Rowling nei suoi sette romanzi. La saga completa è un concentrato di emozioni così forti che non ti riesce di staccare gli occhi dal libro. Non voglio parlare del fenomeno mondiale che si è scatenato attorno ad Harry, Ron, Hermione, Neville, Luna, Albus... perché di cose sull'argomento se ne sono dette da vendere e da appendere. Io stessa ho snobbato parecchio l'intera faccenda all'inizio perché sono un po' schizzinosetta con le cose che piacciono a tutti. Ma ragazzi, è straordinario quello che questa donna è riuscita a creare seduta nel pub di proprietà di suo cognato.

Prima di raggiungere il successo dovette spedire il manoscritto a ben tre case editrici che lo "rimbalzarono" etichettandolo come "troppo lungo".

Avrò avuto più o meno 15 o 16 anni e la mia cara amica Elena leggeva i libri di Harry già da qualche tempo, ci siamo sempre passate informazioni sui libri che avremmo dovuto assolutamente leggere e mi indicò la "Pietra filosofale", il primo capitolo della saga (sottolineo che la "signorina" comprava i manoscritti in lingua originale per poter leggere la storia in anticipo prima di tutti gli altri. Come ulteriore aneddoto posso raccontarvi che Elena, a scuola, prendeva appunti in Morse -punto linea e tutto il resto- ragazzi che mente Elena. http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_Morse Ma questa è un'altra storia). Bene, mi ci buttai. Iniziai e divennero una dipendenza. Li leggevo ovunque. Ovunque. Sul pullman per andare a scuola. Nell'intervallo tra le lezioni (tutti gli intervalli, tra una lezione e l'altra). In bagno. Durante i pasti (e non vi dico quanto s'incavolava mio padre a vedermi col libro a tavola). Leggevo sempre e ovunque. Sono libri bellissimi. E'una storia bellissima. Personaggi originali. Trama strepitosa, mai banale, con un mucchio di particolari sensazionali e che rendono ricchissimo il racconto. Pazzesco, perché in realtà io detesto le descrizioni minuziose, roba tipo Ken Follet o Tolkien (adesso tutti quelli che hanno letto e amato "I pilastri della terra" "Il Signore degli anelli", mi salteranno al collo, ma in realtà ho solo detto che non mi piacciono le descrizioni troppo particolareggiate).

Ho scelto "Il Prigioniero di Azkaban" perché piace molto a Marco e allora volevo accontentarlo in qualche modo. Ma a me piacciono tutti veramente tantissimo.

E' emozionante leggere questa storia. E anche la trasposizione cinematografica non è male.

giovedì 19 gennaio 2012

L'homme qui plantait des arbres


"Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole."

Stasera un post breve ed allo stesso tempo un condensato di speranza.
"L'uomo che piantava gli alberi" è un racconto dello scrittore francese Jean Giono del 1953. Narra la storia del pastore Elzéard Bouffier e del suo progetto di piantare alberi.
Vedovo e taciturno e pianta querce.
Solo e con spirito eremitico e pianta betulle.
Scoppia la Prima Guerra Mondiale e pianta faggi.
Di 100.000 querce piantate si aspetta che solo 10.000 resistano alle incursioni degli animali e della Provvidenza, ma non abbandona il progetto.
Trasforma la sua terra in un giardino.

Ecco il punto. Creare un fitta foresta di relazioni, stringere i cuori. "Sapere che c'è qualcuno da qualche parte nel mondo dal quale ti senti compreso malgrado le distanze o i pensieri inespressi fa di questa terra un giardino".
Leggeteci quello che volete. Questa è la mia liberissima interpretazione.


mercoledì 18 gennaio 2012

The Emperor's New Groove

Kuzko: "Non dirmelo, stiamo andando verso un'altissima cascata"
Pacha: "Già..."
Kuzko: "Con massi appuntiti?"
Pacha: "E' un classico"
Kuzko: "... E andiamo!"


Stasera ho deciso di seguire il mio umore (più altalenante del solito) e proporvi un altro film. Per l'esattezza un film animato. "Le follie dell'imperatore" - Walt Disney Pictures - 2000.
Alessandra, che può essere considerata la quarta donna della mia vita (costellata da pochissime donne), dice sempre che un film animato, per avere successo, deve saperti far ridere ma deve anche saperti far piangere. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, di seguito un elenco di film con il relativo giudizio affidato: "Dumbo"... bocciato. "Bambi"... bocciatissimo. "Alla ricerca di Nemo"... rimandato a settembre. "Monsters&CO"... promosso a pieni voti. "Le follie dell'imperatore" si becca anche il bacio accademico.
E' il 45°classico Disney, secondo il "canone ufficiale", ma di classico ha davvero poco: anzi tutto, è il lungometraggio Disney più sarcastico e piccato che "Walt" abbia mai girato

(Visir: Vostra Altezza, è il momento di scegliere la sposa!
Kuzco: Va bene! Largo alla bellezza! Diamo un'occhiatina... odio i tuoi capelli. Non ci siamo. Aiuto. Aiuto aiuto. Fammi indovinare, tu devi essere bella dentro, vero? Allora, è questo il meglio che sai fare?)

Non ci sono intrecci amorosi. Il personaggio "cattivo" è l'essere più svitato del film. Non vengono cantate canzoncine mielose ogni 34 secondi di film. Insomma, è perfetto.
Anche la trama è tutt'altro che trita. Kuzko è un imperatore bastardello e viziato. Ha tutto. E' tutto quello che un po tutti noi vorremmo essere.
Kuzko ha un desiderio: per il suo diciottesimo compleanno vuole regalarsi un parco acquatico ("Kuzkotopia, Oh yeah!"). Peccato che voglia assolutamente che questo parco acquatico venga costruito sulla collina su cui sorge il villaggio di Pacha. Quindi che fa? Chiama Pacha al palazzo, si fa indicare qual'è il versante della collina più assolato, gli comunica che raderà al suolo il suo villaggio e lo caccia in malo modo.
Kuzko ha anche una consigliera: Yzma ("Prova vivente che i dinosauri abitarono questa terra"), la quale brama di prendere il posto sul trono dell'imperatore. Kuzko la silura:

(Kuzco: Ah, a proposito, sei licenziata...
Yzma: Licenziata? Co..co..come sarebbe a dire licenziata?
Kuzco: Come posso spiegartelo? Ti sollevo dall'incarico, sei stata dimissionata, rientri nella riduzione del personale, divergenza di intenti, conflitto d'interessi, scegli la tua versione, ne ho altre.
Yzma: Ma... io... io... voi... oh! Oh... ma Vostra Altezza, sono anni che dimostro la mia cieca fedeltà all'Impero! Saranno almeno... be'... molti, moltissimi anni, Altezza!
Kuzco: Ehi, abbiamo tutti il nostro Canto del Cigno! Il tuo è finito da almeno mezzo secolo. Allora: chi è seduto sul mio trono?...)

E lei pensa bene di farlo fuori ("Ah cosa posso fare? Ho trovato! Lo trasformerò in una pulce, un'innocua piccola pulce, poi metterò la pulce in una scatola, e la scatola dentro un' altra scatola.. quindi spedirò la scatola a me stessa, e quando arriverà ah ah ah ah, la spiaccichero' con un martello! È una splendida, splendida, splendida idea! Geniale, direi! ...no troppi francobolli".)

Yzma ha un aiutante: Kronk, un muscoloso troglodita

("Yzma: Allora... è tutto pronto per la serata?
Kronk: Ma certo, cominceremo con dell'antipasto ed un'insalatina leggera e poi si vedrà.
Yzma: Non mi riferivo alla CENA! A quella cosa...
Kronk: Oh, ma certo, il veleno! Il veleno per Kuzco! Il veleno scelto appositamente per uccidere Kuzco! Kuzco e il suo veleno!.... Quel veleno?
Yzma: SI', QUEL VELENO!)

Ovviamente Kronk sbaglia la fialetta che contiene il veleno (" Posso dire a mia discolpa che i tuoi veleni si assomigliano un po' tutti. Dovresti riordinare l'archivio") e la scambia con estratto di lama. Kuzko non muore ma si trasforma nell'animale appena citato. E qui iniziano le risate vere. Davvero si ride dall'inizio alla fine.

Piccola curiosità: il concept iniziale era totalmente diverso. Regista e disegnatori (lo stesso team a cui fu affidato "Il Re Leone") iniziarono a lavorarci nella seconda metà degli anni '90. La trama era liberamente ispirata al romanzo di Mark Twain "Il principe e il povero", Kuzko si sarebbe dovuto chiamare Manco e sarebbe stato un principe stanco del suo ruolo che incontra Pacha, villico suo sosia, con il quale decide di effettuare uno scambio. Yzma sarebbe stata presente ma decisamente più malvagia ed il posto di Kronk sarebbe stato occupato da una figura femminile (totalmente scomparsa nella rivisitazione) di nome Nina. La storia, in pieno stile Walt Disney, si sarebbe accompagnata ad una colonna sonora composta da canzoni di Sting. Il progetto fu portato avanti a lungo ma i "test schermo" non diedero i risultati attesi e la produzione era quasi sul punto di abbandonarlo. Poi il team decide di riprenderlo, rivederlo e rivisitarlo. Grazie al cielo, aggiungo io, perché un film così, "Manco" per il c**** l'avrei visto. Della colonna originale scritta da Sting rimane una solo canzone che è quella che accompagna i titoli di coda e si chiama "My funny friend and me".

Il film vede la luce dopo sei anni di studio, realizzazione e rimaneggiamenti.

Prodotto da Randy Fullmer e diretto da Mark Dindal è certamente un film da guardare con un buon amico stravaccato a fianco a te sul divano, soprattutto se hai lo stesso umore che io questa sera.

Doppiato in italiano da tre grandissimi del cinema italiano: Paolo Kessisoglu, nei panni di Kronk, Luca Bizzarri, che è Kuzco, Anna Marchesini, Yzma.

Se aveste difficoltà a recuperare il DVD, potete affittare me ed Alessandra al modico prezzo di una cena e ci pensiamo noi a recitare l'intero film nel salotto di casa vostra. Risate garantite (se riusciamo a finire le battute senza ridere).

martedì 17 gennaio 2012

V per Vendetta

Evey: Chi sei?
V: Chi?... "Chi" è soltanto la forma conseguente alla funzione, ma ciò che sono è un uomo in maschera.
Evey: Ah, questo lo vedo!
V: Certo. Non metto in dubbio le tue capacità di osservazione. Sto semplicemente sottolineando il paradosso costituito dal chiedere a un uomo mascherato chi egli sia.

Eccoci arrivati alla fine del capitolo che riguarda i Rolling Stones.
V per Vendetta. Capolavoro.
Potrei finire qui il mio post ma preferisco continuare, se non vi dispiace.

Dunque: nasce come fumetto, scritto da quel genio (un po svalvolato) che è Alan Moore (Watchman, La leggenda degli uomini straordinari, Costantine), illustrato da David Lloyd, adattato magistralmente per il cinema da niente poco di meno che i fratelli Wachowski e diretto da James McTeigue.
Attori protagonisti: Hugo Weaving è V. E chi cacchio è Hugo Weaving? E' l'agente Smith di Matrix, e scusa se è poco; ah sì, è anche Elrond de Il Signore degli anelli. A onor di cronaca, bisogna dire che il ruolo, in origine, era stato affidato a James Purefoy (ecco questo qui non so proprio chi sia), il quale affermò che l'indossare una maschera per l'intera durata delle riprese non gli permetteva di entrare nella parte. Poverino, no?
Natalie Portman è Evey Hammond. Nessun aneddoto particolare su di lei. Brava nel ruolo, a mio avviso soprattutto a partire dalla seconda parte del film.
Il resto del cast è poco noto ma di tutto rispetto.
Storia: pazzesca. Una sorta di via di mezzo tra "1984" di G. Orwell (parleremo anche di quello) e il resoconto del governo Berlusconi.
4 novembre 2019 ("Ricorda per sempre il 5 novembre, il giorno della congiura delle polveri contro il parlamento. Non vedo perché di questo complotto, nel tempo il ricordo andrebbe interrotto"). L'Inghilterra è dominata dal partito neoconservatore Norsefire ("Fuoco norreno"), guidato dall'Alto Cancelliere Adam Sutler. Il regime è ovviamente totalitario. La repressione è l'unica cosa garantita. Notizie pilotate ("Il nostro compito è riferire le notizie, non fabbricarle, quello è compito del governo"), polizia segreta, cappucci neri (“Voglio parlare con lei prima che scompaia dietro a uno dei cappucci neri di Creedy") e tutto il cucuzzaro.
In questo contesto Evey conosce V, un uomo misterioso che indossa la maschera di Guy Fawkes, cospiratore britannico che nel 1605 cercò di far saltare in aria il parlamento inglese.
V è un uomo straordinariamente colto, amante dell'arte, della musica e del buon cibo, particolarmente agile, veloce e forte, e aiuterà Evey e l'Inghilterra tutta a non avere più paura.
Ce ne fossero di uomini così. A noi spettano solo i Cicchitto, i D'Alema e gli Schettino.
Sulla trama, non scrivo più nulla e voi non andate su Wikipedia prima di vedere il film perché, come al solito, trovereste il finale.
Stranamente, ma neanche troppo, non ha portato a casa premi della critica particolarmente noti o importanti. Ma è un film pauroso!
Colonna sonora da brividi (attenzione, che arriviamo ai Rolling Stones...). Direttore della fotografia epico. Regia e attori strepitosi. Dialoghi di un'intensità sorprendente, studiati sino all'ultimo verso.
Nonostante ciò, il creatore della graphic novel si è totalmente dissociato dalla produzione del film dichiarandosi profondamente deluso (l'aveva fatto anche con tutte le altre storie che aveva portato sul grande schermo, comunque).
Insomma, forse l'avrete capito, a volte preferisco la forma alla sostanza, ma posso garantire che in questo film ce n'è a palate di entrambe.
Di certo, tra i miei DVD più usurati

Ah, la canzone che chiude il film e accompagna i titoli di coda è Street Fighting Man (Rolling Stones - Beggars Banquet - 1968).

"Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All'interno di quel centimetro siamo liberi".